Affido condiviso e Pas: come legalizzare l’omertà familiare per proteggere uomini violenti.

I fatti dei quali vi abbiamo raccontato in questi giorni ci fanno arrivare ad una naturale conclusione. La legge sull’affido condiviso e i progetti che vogliono peggiorarla, non sono soltanto il mezzo per garantire all’uomo il diritto di proprietà sulla famiglia e sui figli anche quando famiglia e figli non vogliono avere a che fare con lui.

Per capire come stanno andando le cose basta solo andare a vedere quello che è successo al bambino di latina di 8 anni, terrorizzato (si è anche sentito male) da 14 poliziotti, praticamente un esercito, che sono andati a toglierlo alla madre per obbligarlo a stare con il padre.

La legge sull’affido condiviso e tutte le integrazioni che vorrebbero fare, compresa la istituzionalizzazione della Pas, questa sindrome inventata ad uso e consumo dei padri violenti, fondamentalmente costringono le donne ad essere complici, omertose, di questi uomini.

Ti dicono – facendosi scudo dei bambini – che di questi uomini non bisogna svelare niente, che bisogna negare l’evidenza. Che bisogna giustificare un padre che va a minacciare, accoltellare o sbattere pugni sull’auto della ex moglie per minacciarla mentre il figlio è dentro quella macchina e può vedere tutto. Ti dicono che devi mentire ai bambini, devi educarli a pensare che non è vero niente, che i loro padri sono sempre brave persone.

Ti dicono di non spiegare ai bambini la differenza tra violenza e non violenza, come se certi atteggiamenti fossero da ritenersi normali. Giustificano la violenza dei padri e la usano come elemento vittimista di “debolezza” contro quelle che vittime lo sono per davvero. Dopo aver proposto e ottenuto leggi che stabiliscono a priori l’assoluzione dei padri violenti ti dicono perfino che a stabilire lo “status di violenza” saranno le persone che la infliggono e non quelle che la subiscono.

Ti dicono di mentire ai bambini, di coprire le azioni dei padri violenti, insegnando dunque ai bambini a reiterare gli stessi comportamenti e a non distinguere tra quello che è giusto e quello che è sbagliato.

Se pensiamo all’educazione rivolta alle bambine ti costringono a insegnare loro che non c’è differenza tra un uomo violento e uno che invece ti rispetta e ti vuole bene davvero.

Le conseguenze di questa complicità e omertà imposta la vediamo tutti i giorni. Ci sono tante donne cresciute in ambienti dove i “padri” venivano protetti dal silenzio delle madri. Dove le madri erano costrette a soprassedere per dipendenza economica, per eccesso di comprensione, per amore verso quei figli, per non lasciarli in mezzo alla strada.

Tra le frasi più comuni c’è quella che dice “è pur sempre il padre dei miei figli”. Ma se quel padre ti ha maltrattata, ha maltrattato te che sei sua moglie e tu dici a tua figlia che quella cosa non riguarda lei, è come se le stessi insegnando in quel momento che il problema non è suo padre ma sei tu.

Le stai dicendo che quell’uomo è cattivo solo con te, quindi la colpa sarebbe tua. Le stai dicendo, mentendo, che sei tu la causa della violenza che hai subito.

Quante sono le figlie che crescono con questa convinzione? Quante sono le figlie che noi educhiamo a credere di essere responsabili della violenza che subiscono in famiglia?

Non è una questione di superficie. E’ una questione di sostanza.

Se io sono una madre violenta e negativa per mio figlio è giusto che io non abbia nulla a che fare con mio figlio. Se tu sei un padre violento e negativo con tuo figlio è giusto che tu non abbia nulla a che fare con tuo figlio.

La terza strada è quella di recuperare consapevolezza e lucidità e consegnare ai bambini, senza ricattarli e senza indurli e credere mai che dei loro desideri non si terrà conto, la verità per quello che è.

Ciascuna di noi sa che non si può avere a che fare con persone “violente” senza che sia chiaro che di persone violente si tratta. Che si scelga di comprenderle e interpretarle nella loro complessità è un fatto privato. Non può essere una imposizione per legge. Le relazioni non possono essere obbligate mai e in nessun caso.

Chi vuole recuperare rapporti incrinati da cattivi comportamenti deve guadagnarseli e non esigerli con arroganza, sbattendo il pugno, sfondando le porte e facendosi aiutare dalle forze dell’ordine. Non sta nè in cielo nè in terra, come abbiamo letto da certe sentenze, che i “padri” siano assolti da violenze contro la ex moglie perchè giustificati dalle norme sull’affido.
fonte: femminismo a sud

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Solidarietà a Roberta Lerici (IDV lazio) per il linciaggio mediatico subito

Solidarietà a Roberta Lerici responsabile dip. Infanzia e stalking del lazio, presa di mira con articoli dileggianti al limite del reato di diffamazione, da parte di esponenti delle ass. dei padri separati.

Solidarietà a Roberta Lerici che in un paese democratico, quale si spera sia ancora l’Italia, ha osato parlare di un argomento di cui forse non si doveva parlare, ovvero delle conseguenze nefaste a cui vanno incontro i minori affidati al genitore che ha perpetrato violenza e maltrattamenti.

Solidarietà ad una donna, madre di famiglia, che dal 2006 nella Rignano Flaminio dell’asilo purtroppo noto per le vicende legate agli abusi sui bambini, ha deciso di dedicare il suo tempo per aiutare le famiglie di quei bambini, lasciate sole dallo stato, e per denunciare altri casi intollerabili di giustizia negata alle madri e ai loro figli.

Solidarietà a Roberta Lerici, per avere sollevato il problema tabu della pedofilia, che vive di connivenze e omertà.

Solidarietà a Roberta Lerici che è riuscita a sensibilizzare l’opinione pubblica con pochi mezzi a disposizione.

Solidarietà a Roberta Lerici che con la sua umanità, preparazione e passione è diventata il punto di riferimento per tante persone donne e uomini di buon senso.
Roberta, non sei sola.
Grazie per tutto quello che fai.

Bisogna essere grate alle femministe. Perchè nessuno parla delle responsabilità dei maschi?

“Mi chiedo quando mai si vedrà un articolo in cui si riconoscono le responsabilità dei maschi, del maschilismo.

Sempre a parlare di donne, di quello che fanno, di quello che dicono, di quello che non fanno se non lo fanno, di quello che non pensano perfino. E hanno fatto il femminismo, e non l’hanno fatto abbastanza, e quello che hanno fatto non piace alla tamaro (e come potrebbe giusto lei da antiabortista affiliata al clan di giuliano ferrara farsi piacere il femminismo?), e poi ci sono state le femministe che si sono lasciate crescere addosso le figliole con il culo di fuori e quelle che non hanno badato a educare le generazioni successive e bla bla bla…

Ma per ci avete prese? Per un esercito di sorveglianti? Per un clan di sartine che dovevano andare a rammendare pantaloni sdruciti e ad allungare gonnine troppo corte? Ma di cosa diamine state parlando…

Una cosa è un bel dibattito tra di noi in cui ci diciamo un po’ di cose a quattrocchi per crescere anche litigando, e un’altra è questo spettacolo indecente per la soddisfazione dei maschi del branco che stanno a bordo rissa a godere di ogni pugno e di ogni battuta acida.

E i maschi? Dov’erano i maschi? Cosa facevano i maschi? Perchè mai la “colpa” di tutte le devastazioni personali, familiari, territoriali, sociali, ambientali, filosofiche, teologiche e finanche gastronomiche deve essere delle donne?

Quando le femministe lottavano per ottenere microgrammi di autonomia per sé e per le proprie figlie i maschi picchiavano le donne e quelle figlie. Lo fanno ancora. Spesso le uccidevano e le uccidono ancora.
Ogni donna morta in quelle circostanze possiamo considerarla una caduta sul campo e non c’è Tamaro che tenga quando c’è da contare le vittime di una guerra alle donne, alle madri, alle figlie, alle lesbiche, alle femministe.

Ci sono state quelle che hanno subito stupri rivendicati dai fascisti. Per punizione. Non parlo solo di franca rame ma anche della sorella lesbica stuprata da un branco di fasci in toscana solo un paio di anni fa. Stuprata perchè femminista e lesbica.

Ci sono quelle che sono finite in carcere e che sono state denunciate. Le hanno accusate di tutto. Lingua lunga, vilipendio alla religione di stato, complicità nella pratica abortiva quando era ancora illegale e le donne finivano in manette per questo, e per parlare di epoche più recenti le donne rischiano di pagare e pagare per diffamazione e calunnia ogni volta che denunciano uno stupro perchè i maschi negano sempre. Ora hanno anche imparato a ricattare le loro vittime con spese legali impossibili da sostenere per chi già stenta a vivere tutti i giorni.

Ma c’è mai stata la Tamaro dentro un’aula di un tribunale quando una ragazza stuprata viene processata al posto dello stupratore? Lo sa lei che le femministe si sono fatte i chilometri, sveglia all’alba, per andare a dare supporto a tante donne che hanno affrontato tutto ciò da SOLE. Completamente sole, come sono ora, esattamente allo stesso modo.

La solitudine delle donne? ogni volta che ho dovuto sfidare l’autorità di un maschio, ogni volta che le uniche persone che mi sono ritrovata a fianco erano e sono donne, mille volte femministe, a prescindere dal fatto che avessero la targa della militanza sul petto oppure no.

Lo sa la Tamaro che senza le femministe in sicilia eravamo costrette ad obbedire al padre padrone e poi al marito stupratore? Lo sa che senza le femministe il nostro destino sarebbe stato quello di oggetti e mai di soggetti? Lo sa che i destini di tante donne sono cambiati, migliorati GRAZIE alle femministe?

E nel frattempo quanti erano quelli e quelle che remavano contro. Ma parliamo di maschi giacchè non se ne parla mai. I grandi assenti. Fanno merdate e poi il conto alla storia lo pagano sempre le donne.

Ci sono i maschi che hanno limitato la possibilità di parola delle donne, quelli che non hanno mai aperto spazi, partiti, giornali, luoghi di diffusione alle donne. Segreterie di partito, incluse quelle di sinistra, che non hanno mai permesso ad una donna “autonoma” di varcare la soglia della dirigenza perchè il maschilismo è imperante ovunque.

Ci sono i maschi che hanno comprato l’italia, che spadroneggiano e trattano tutte le donne come puttane, che le indottrinano con pubblicità, modelli di vita, le insultano e poi le rivendono al miglior offerente mentre le esortano ad indossare quel capo di abbigliamento o quel trancio di biancheria intima.

Ci sono maschi che mortificano le donne, le insultano se parlano “troppo”, le insultano anche se pensano “troppo”, in una guerra che si compie dentro le case dove leggi più civili avrebbero fatto la differenza se non fosse stato per i maschilisti ciellini, per i bacchettoni baciapile, per tutti i culi piatti affezionati alle poltrone e iscritti all’opus dei.

Ma si, facciamo il gioco a chi è che ha mandato al massacro le donne in questa italietta di merda e vediamo chi ne esce vivo. 

E’ troppo semplice prendersela con le donne mentre fuori c’è un clan di maschi che usano gli stupri commessi contro le donne per fare provvedimenti per rastrellare stranieri. E’ semplice prendersela contro le donne quando l’unica cosa che importa a certi maschi è il potere e il dio denaro ai quali sacrificano tutto, donne in testa.

E’ facile prendersela con le donne e le femministe, come se mai qualcuno le avesse elette a guardiane di chissà cosa.
Come prendersela con la madre succube di un marito violento che maltratta lei e le figlie. Come prendersela con la madre che combatte ed è ferita, sanguina, e nonostante ciò si difende e lotta per sè e le proprie figlie. Invece di darle una mano diventa semplice atterrarla. E perchè si fa questo se non per sconfiggerla e neutralizzarla?

Si rimprovera a lei l’incapacità di proteggere le figlie mentre lui, il maschio, il violento, se la ride e se ne va allegramente per la sua strada senza assumersi nessuna responsabilità e lasciando che le donne si accapiglino tra di loro. 

Io le ho viste le madri che le figlie le hanno salvate e le hanno protette in tutti i modi. Madri che hanno rischiato tanto per portare via le figlie da contesti atroci, violenti, maschilisti, terribili. Madri che si sentono impotenti di fronte all’incessante martellare di programmi televisivi e pubblicità in cui le donne vengono presentate come oggetti. Di fronte alla cultura reazionaria che imperversa dentro la scuola pubblica dove una ragazzina non sa a chi chiedere dove procurarsi un contraccettivo, a quale consultorio rivolgersi, dove sono completamente sole, semmai crocifisse quando sono sincere. Di fronte alle università dove i baroni sessantenni continuano impunemente a toccare il culo alle diciottenni. Di fronte al mercato del lavoro dove le figlie finiscono al macello sfruttate nel corpo e nella mente.

Io le ho viste quelle madri coraggiose che insegnavano la sessualità alle figlie, le informavano su tutto, evitavano loro di trovarsi in situazioni spiacevoli, le facevano sentire riconosciute e valorizzate ogni volta che mostravano di essere per niente omologate alla maggioranza e proprio quelle madri venivano chiamate incoscienti, irresponsabili, libertine, e venivano incolpate per ogni “caduta” di valori perchè il motto della patria è sorveglianza a go-go ed educazione al pensiero unico.

Le donne vogliono essere libere. Le femministe lottano per liberarsi e liberare e non fanno di mestiere le kapò. Gli uomini e quelle che invece le kapò amano farle stringono le nostre catene e ci insultano. Ogni giorno. Sempre.

I maschi e il maschilismo, la cultura patriarcale sono responsabili di questo scempio. Chiedete il conto a loro e smettete di inzozzare la nostra storia e di mortificare la nostra intelligenza. “

Fonte: femminismo a sud

Mi chiamo Giada e non vedo mio figlio da un anno.

Mi chiamo Giada e non vedo mio figlio da un anno.

Stavo con un ragazzo. Sono rimasta incinta e non ho voluto abortire. Ne avevo già parlato con la mia famiglia. Mi avrebbero aiutato loro. Ma lui ha voluto sposarmi. Stretta da convenzioni sociali e obblighi ho dovuto accettare.

Siamo andati ad abitare in una casa di mia proprietà. Mio padre aveva già iniziato a costruirla per me. E’ intestata a me. Mi dicono che tutto quello che era mio prima del matrimonio non rientra nella comunione dei beni.

Ero iscritta all’università e per un pò ho deciso di lasciare perdere fino a che non nasceva il bambino e non finivo almeno di svezzarlo. Perciò ho deciso di aiutare mio padre nel lavoro che fa lui. Mio padre mi ha subito fatto un contratto per pagarmi i contributi ai fini della pensione. E’ una persona previdente e non lascia mai niente al caso.

Mio marito invece era uno senza arte ne parte. Non faceva niente. Giocava alla play station. Ogni tanto appiccicava una mensola a casa. Pretendeva che mio padre gli risolvesse la vita e ha litigato con lui perchè secondo la sua opinione era lui a dover avere il lavoro e non io.

Nonostante tutto mio padre ha provato ad aiutarlo stando ben attento a non ferire mai il suo orgoglio. Combinò un colloquio con un suo amico e mio marito non solo si presentò in ritardo ma rifiutò la proposta perchè secondo lui era troppo da “poveraccio”.

Il suo atteggiamento non era davvero buono e per quanto lui fosse stato accolto in casa come un figlio era sempre arrabbiato e ce l’aveva con tutti per quello che non riusciva a realizzare nella vita.

Dopo i primi sei mesi di gravidanza io sono stata male. Il medico mi ha ordinato di restare a letto e stare a casa mi ha fatto rendere conto di come trascorreva le giornate mio marito.

Abbiamo avuto occasione di litigare e quando per l’ennesima volta mi rinfacciò che volevo farlo sentire un mantenuto gli dissi che per quello che mi riguardava poteva inventarsi una qualunque impresa e io e mio padre l’avremmo sostenuto e se possibile aiutato. Che altro avrei potuto dirgli?

Avvertendo la tensione che c’era tra noi mio padre per il compleanno di mio marito si presentò con una nuova macchina e gli diede le chiavi. Gli sarebbe servita per andare a fare delle cose per conto dell’impresa di famiglia. Gli stava dicendo di aver inventato un ruolo apposta per lui.

Mio marito per tutta risposta prese le chiavi, montò in macchina e sparì per un paio di giorni. Quando tornò io stavo dormendo e lui era completamente fuori di testa. Stavo male, con il pancione enorme e la testa completamente nel pallone. Cominciò a urlare che ero una persona orribile, che dovevo cercarlo e cercarlo per dimostrargli che di lui mi interessava e avrei dovuto fare e avrei dovuto dire e avrei dovuto pensare. E nel frattempo che mi diceva quello che dovevo essere per risultargli simpatica mi trascinava da un capo all’altro della stanza, strattonata ho perso l’equilibrio, sono caduta, mi sono fatta male. Mi disse che ero una vigliacca, una che piagnucola per niente, e allora si è arrabbiato perchè non poteva sopportarmi mentre secondo lui stavo facendo la vittima.

Ho preso un pugno e un calcio con il quale mi invitava gentilmente a rialzarmi. Poi mi ha trascinata sul letto e ha preteso di abbracciarmi perchè voleva sentirmi vicina.

Io non so se sapete come si sente una donna incinta. Io in quel momento avevo altri pensieri e stavo molto male e avevo di fronte un uomo, un bambino in realtà, che invece che preoccuparsi della mia condizione e prendersi cura di me, pretendeva di stare al centro del mondo a suon di pugni e calci.

Il giorno dopo mio padre mi venne a trovare e vide che avevo un livido nel braccio. Mio marito si era nascosto dentro lo stanzino per non farsi vedere e io dissi che si era trattato di un incidente. Avevo sbattuto inavvertitamente su uno spigolo.

Pensavo che fosse finita e che fosse possibile fare ragionare mio marito. Invece la situazione peggiorò. La sua frustrazione diventò violenza e la violenza mi mandò in ospedale. Fui travolta da insulti, botte e dovetti perfino fare sesso senza averne voglia ed essere fisicamente in grado di muovere un muscolo. L’insulto più frequente era che lo avevo incastrato e che quel figlio non era suo. Non potevo non rispondergli che era lui ad aver incastrato me e che se era convinto che quel figlio non fosse suo poteva andare per la sua strada.

Rincarava dicendo che era troppo comodo, che avrei dovuto pagare per avergli causato tanto stress emotivo. Nel frattempo io rischiavo il parto prematuro per le botte e continuavo a tentare di tenere mio padre fuori da quella storia per evitare che uno dei due si facesse troppo male e passasse la fine dei suoi giorni in galera.

Per ben due volte sono finita in ospedale ed entrambe le volte la caposala e la suora di passaggio consolarono mio marito dicendo di portare pazienza perchè “una donna incinta a volte può essere insopportabile ma porta dentro il ventre il frutto del signore…”.

Mi hanno rimbambita di sedativi e sono tornata a casa più malconcia di prima.

L’ultima volta che lui mi ha messo le mani addosso ho chiamato i carabinieri. Era come impazzito, ha promesso di farmela pagare. Nel frattempo è tornato da sua madre.

Ho spiegato a mio padre come stavano le cose e fu lui stesso ad aiutarmi a fare le pratiche per il divorzio. Non volevamo niente, neppure un euro. Avremmo pensato a tutto noi.

Ho avuto un figlio bellissimo, amatissimo, meraviglioso. Suo padre poteva vederlo durante giorni stabiliti dal giudice. Però non si presentava. Dormiva fino a tardi. Non faceva niente di niente e sua madre continuava a chiamarmi per dirmi che era tutta colpa mia. Non sapeva, sua madre, o faceva finta di non saperlo, che le sue abitudini non erano per niente cambiate e che faceva esattamente le stesse cose anche prima e durante il matrimonio.

Il bambino è cresciuto praticamente con una madre, cioè me, una nonna, e un nonno presentissimo che lo ha colmato di mille attenzioni.

Il mio ex nel frattempo faceva stalking e mi telefonava a tutte le ore per dirmi cose assurde. Qualcuno deve avergli detto che aveva la possibilità di sfruttare tutto a suo vantaggio e fu così che un bel giorno vedo arrivare una notifica di un procedimento a mio carico.

Mi ha accusata di non avergli fatto vedere il bambino e che gliel’ho messo contro. Ho subito chiamato un avvocato e mi ha detto che per dimostrare il contrario avrei dovuto denunciarlo in tempi non sospetti perchè non veniva a vedere suo figlio. Presentai comunque una controquerela.

Sembra assurdo ma questa è diventata ora la legge e nonostante le battaglie fatte non sono riuscita ad impedire ai servizi sociali di portarmi via mio figlio fintanto che il giudice non deciderà se mio marito ha ragione oppure no. Io non posso vederlo perchè potrei “condizionarlo”. Suo padre invece può vederlo grazie ai permessi del giudice.

La sua richiesta è chiara: vuole in affido il bambino e ha chiesto che io versi un mantenimento dato che sono l’unica che ha la possibilità economica per farlo. Così da nullafacente qual è diventa un mantenuto per meriti che neppure sono suoi giacchè del bambino si occuperebbe sicuramente sua madre.

Mio padre non capisce che direzione ha preso il mondo e pensa che sembra tutto al rovescio. Si sente impotente ed è molto arrabbiato. Tutte le volte che il mio ex marito e mio padre si incontrano è il mio ex che lo provoca ed è livoroso, vendicativo e ostile.

Mio padre non risponde alle provocazioni per paura di compromettere la causa di affido e a casa piange per la rabbia.

Non avevo mai visto mio padre piangere fino ad ora e giuro che è terribile vedere un uomo come lui piegato e sotto ricatto per il sequestro del nipote.

Il mio ex marito ovviamente ha denunciato anche mio padre. Rischia di essere condannato per troppo amore. Rischiamo tutti di essere condannati per troppo amore e siamo appesi ad un filo in attesa che un giudice decida cosa fare della vita di mio figlio, chiuso in una stanza estranea, con persone estranee, lontano da tutto ciò che conosce e ama, per soddisfare l’egoismo e la cattiveria di un uomo al quale non importa niente di nessuno a parte che di se stesso.

Anche oggi sono stata ai servizi sociali a pietire informazioni sul mio bambino. Sta perdendo una fase importantissima della sua vita, quella in cui avrei dovuto insegnargli tante cose. Mi hanno guardata con diffidenza. C’erano due donne perfide. Due di quelle educate dalle trasmissioni di rita dalla chiesa in cui si insegna che gli uomini sono sempre vittime e le donne tanto cattive. Mi hanno consigliato di farmi prescrivere dei “tranquillanti” e di restare calma nell’interesse del bambino.

Quello che so è che i servizi sociali per ogni giornata di mantenimento dei bambini che hanno in assegnazione beccano quasi mille euro al mese a persona per servire cibi avariati e una assistenza da orfanotrofi del secolo scorso. Di questo però nessuno parla.

Le madri dunque le vogliono così: mute e sedate, sedate e mute.

Mi chiamo Giada e non vedo mio figlio da un anno. E ancora non ho capito il perchè.

Contro la proposta del popolo delle libertà che legittima femminicidi e pedofilia

firmiamo la petizione “Affido Condiviso, MAI al genitore violento”
https://idvdonnetoscana.wordpress.com

Da oggi secondo quanto riportato nel calendario del senato, si discute il ddl sull’affido condiviso peggiorativo della legge 54 del 2006.
Per chi si fosse perso le puntate precedenti:
La legge sull’affido condiviso è intervenuta pesantemente e in senso regressivo sul diritto di famiglia. Ha prodotto storture, visibili dalle sentenze delle quali spesso abbiamo parlato e che sono ingiustificabili in un paese che dice di voler combattere la violenza contro i minori e le donne in ambito domestico.
Sappiamo che le cifre a proposito di vittime di violenza nei contesti familiari sono moltissime e che donne e minori sono spesso oggetto di brutalità e aggressioni fisiche e psichiche senza che vi sia per loro alcuna difesa.
L’affido condiviso forza situazioni di grave conflitto in cui spesso le donne sono vittime di mariti/padri violenti. L’obbligo alla condivisione dell’affido ha sovraesposto al pericolo le donne e i bambini. In riferimento a questi ultimi li ha sottoposti ad una punizione che parte dallo scetticismo rispetto ai loro desideri relazionali fino ad arrivare alla punizione vera e propria. Già oggi se un bambino si rifiuta di vedere il padre perchè ha subito violenza o perchè lo riconosce come violento nei confronti di altri membri della famiglia il padre insiste presso i tribunali affinchè quel bambino sia sottratto dal contesto sicuro in cui è amato e protetto. Accade sempre più spesso che i bambini vengano tolti alle madri e assegnati in case famiglia in attesa perchè puniti per il fatto di non volere avere a che fare con i padri.
Nei casi di violenza accade sempre più spesso di leggere tra le cronache dei giornali articoli in cui si racconta di uomini violenti che pretendono di controllare la vita delle loro ex mogli, di vendicarsi su di esse, protetti e legittimati dal preteso rapporto genitoriale oramai brandito come un’arma contro donne e bambini. 
La proposta calendarizzata, sommata ad un’altra proposta (della lega) della quale abbiamo già parlato che è comunque simile nei toni e nelle conclusioni, peggiora quello che già rappresenta una prospettiva d’inferno per le donne e i minori.
Obbliga ad acquisire il principio che l’affido condiviso diventi obbligatorio sempre e comunque. Non considera alcuna eccezione. Decide semmai che l’uomo violento deve aver diritto ad accedere alla vita della ex moglie e dei figli nonostante pesino su di lui precedenti, denunce. 
La calendarizzazione di questo ddl è stata preceduta da una campagna meschina e vergognosa che mette in discussione i dati delle vittime di violenza sulle donne e sui bambini, che proclama la sempiterna innocenza dell’uomo, marito, padre, anche quando l’evidenza dimostra il contrario.
Il ddl parte dunque dal pregiudizio pesante che tutte le donne mentano a proposito di violenze subite dai mariti e che tutti i bambini mentano a proposito di violenze subite dai padri.
Come abbiamo già scritto: in italia per tutelare la vita di chi è costantemente minacciato dalla mafia o dal racket, per quanto le leggi consentano, non si attende che quella persona sia morta. Basta una minaccia, una intimidazione, una aggressione.
Le donne vengono costantemente minacciate e aggredite. Le donne muoiono di morte annunciata eppure devono ancora contrattare la loro credibilità sul tavolo di un obitorio dove le vittime di femminicidio oramai fredde testimoniano quanto noi diciamo e chiunque abbia buon senso e onestà intellettuale sa bene che è così.
Allo stesso modo i bambini subiscono il gravissimo torto di non essere ascoltati nè creduti. Viene insegnato loro dalle istituzioni che quello che dicono non ha mai valore, che i loro desideri non contano niente, che le loro opinioni sono svendute, barattate, sul tavolo degli interessi di padri che li considerano di loro proprietà. A tal punto che spesso li uccidono prima di togliersi la vita.
Il ddl usa numerosi strumenti di ricatto per riproporre in chiave “moderna” quello che era la sostanza dell’antico “abbandono del tetto coniugale”.
Una donna che si separa viene punita. E puniti sono anche i figli di quella separazione.
Si rimette in discussione la questione del mantenimento per i figli che sgrava i padri di una responsabilità che sembrano non voler assolvere.
Anche in questo caso la questione è stata anticipata con una propaganda vergognosa e falsa mirata a screditare l’intero genere femminile a sostegno di padri definiti più in disgrazia in confronto alle loro ex mogli, che vivono in costante precarietà o disoccupazione dovuta alla femminilizzazione della povertà, alle quali restano responsabilità da assumersi, figli da mantenere e carichi da espletare senza che mai ricevano aiuto da nessuno a parte le loro famiglie di origine.
Ancora più grave: i bambini vengono messi sullo stesso piano dell’immobile del quale chi avrà l’affido prevalente (forse la madre) vedrà l’assegnazione. Il legislatore in questo caso diventa una sorta di locatario che pone le modalità di affitto, sorvegliando chi entra e chi esce, giudicando, ponendo un marchio di controllo sul corpo, sulle abitudini e sulla vita privata della donna, decidendo che lei non potrà avere relazioni di nessun tipo, che non potrà portare in quella casa nessun altro, pena la perdita dell’immobile e dell’affido.
Una madre che non vorrà perdere il proprio figlio dovendo rinunciare ad esso per non sottrarlo al luogo nel quale è abituato a crescere sarà così obbligata alla castità per fare felice il suo ex marito.
Una simile intrusione nella vita privata di una donna e madre è anche più grave di quella che vincola la donna a non trasferirsi mai, neanche per motivi di sopravvivenza e di lavoro, per restare sul suolo in cui decide di vivere il suo ex. 
E’ lui che decide e lei dovrà semplicemente adattarsi. 
Gravissimo il punto in cui si dice che nelle aule dei tribunali si introduce la Pas, detta sindrome di alienazione genitoriale, inventata e brandita in america dai movimenti dei padri separati e adottata in italia come strumento di opposizione a qualunque denuncia di violenza da parte di donne e bambini.
Praticamente accade che una donna che ha denunciato il suo ex marito per violenza rischia di perdere l’affido di suo figlio perchè secondo la norma che vorrebbero introdurre questo costituirebbe un motivo di condizionamento del minore, come se il minore non fosse in grado di farsi una sua opinione ogni volta che vede suo padre picchiare la donna che l’ha partorito.
Accade anche che se la donna sostiene il figlio che denuncia di aver subito una violenza da padre anche in questo caso rischia di perdere l’affido del bambino perchè tacciata ancora di condizionamento del minore.
In entrambi i casi il figlio potrebbe essere sottratto al suo nucleo di partenza e affidato a case famiglie come fosse orfano.
In entrambi i casi si mette la donna in condizione di non poter denunciare o sostenere il figlio per non perderlo o per non lasciarlo solo a vivere con chi lo molesta.
Accadeva così, tanto tempo fa, che le madri restavano con i mariti violenti per il bene dei figli. Per sostenerli, per salvarli, per tentare, con la loro presenza, di fungere da deterrente a quella violenza che altrimenti i bambini avrebbero certamente subito in modo maggiore. Le donne diventavano schermo, l’unica forma di difesa frapposta tra una bambino da tutelare e un adulto legittimato dalla legge a fare quello che vuole.
Accadrà di nuovo che le donne saranno obbligate a restare con mariti violenti per non perdere i figli, per fare da sentinelle, per non lasciarli in mano loro. Con tutte le conseguenze che ciò comporta.
Quello che questa proposta di legge fa, così come quello che fa la legge già esistente, è esattamente il contrario di tutto ciò che bisognerebbe fare per aiutare donne e bambini a salvarsi dalla violenza inflitta dall’ex marito e dal padre.
Noi abbiamo tentato di spiegarvi chiaramente e in tutti i modi le implicazioni e le atroci conseguenze che la legge già esistente e le modifiche suggerite porteranno sul piano culturale e pratico nella vita di donne e bambini di questa nazione. Per non parlare di quello che accadrà e che già accade quando le donne sono ancora più ricattabili, straniere, completamente sole, senza paracaduti sociali e familiari a proteggerla e a proteggere i suoi figli.
Tali conseguenze toccheranno le vostre figlie, i vostri figli, le vostre sorelle, le vostre amiche. Vi riguardano in quanto donne, madri, figlie, figli, uomini. Persone che non potranno più essere ciò che vogliono perchè soggette ai “desideri” di questa nuova forma di padre padrone. Le conseguenze toccheranno tutti e tutte, nessuno escluso. Perchè riguardano profondamente ciascuno di noi e ciascuna delle nostre reti familiari, affettive e amicali. Perchè si inseriscono nell’insieme di provvedimenti regressivi e autoritari che riorganizzano la società e lo Stato come luoghi controllati da un unico individuo e ovviamente una tale riorganizzazione non poteva risparmiare l’assetto del primo nucleo sociale riconosciuto, ovvero la “famiglia”.
Non ci resta che indicarvi quali sono i senatori e le senatrici che saranno chiamati a discutere della proposta. Vi suggeriamo di scrivere loro una mail, chiarendo perchè, da cittadine italiane, vorreste cose diverse da quelle elencate sopra.
I membri della commissione giustizia del senato che – salvo modifiche dell’ultima ora si trovano calendarizzata la discussione del ddl sull’affido condiviso – sono: 
Berselli Filippo (Pdl) berselli_f@posta.senato.it
Centaro Roberta (Pdl) centaro_r@posta.senato.it
Maritati Alberto (Pd) maritati_a@posta.senato.it
Carofiglio Gianrico (Pd) carofiglio_g@posta.senato.it
Longo Piero (Pdl) longo_p@posta.senato.it
Allegrini Laura (Pdl) allegrini_l@posta.senato.it
Balboni Alberto (Pdl) balboni_a@posta.senato.it
Benedetti Valentini Domenico (Pdl) benedettivalentini_d@posta.senato.it
Brgaretta Aparo Sebastiano (Misto, Mpa) burgarettaaparo_s@posta.senato.it
Casson Felice (Pd) casson_f@posta.senato.it
Chiurazzi Carlo (Pd) chiurazzi_c@posta.senato.it
D’Alia Giampiero (Udc) dalia_g@posta.senato.it
D’Ambrosio Gerardo (Pd) dambrosio_g@posta.senato.it
Della Monica Silvia (Pd) dellamonica_s@posta.senato.it
Delogu Mariano (Pdl) delogu_m@posta.senato.it
Divina Servio (Lnp) divina_s@posta.senato.it
Finocchiaro Anna (Pd) finocchiaro_a@posta.senato.it
Gallone Maria Alessandra (Pdl) gallone_m@posta.senato.it
Galperti Guido (Pd) galperti_g@posta.senato.it
La Torre Nicola (Pd) latorre_n@posta.senato.it
Li Gotti Luigi (Idv) ligotti_l@posta.senato.it
Mazzatorta Sandro (Lnp) mazzatorta_s@posta.senato.it
Mugnai Franco (Pdl) mugnai_f@posta.senato.it
Quagliarello Gaetano (Pdl) quagliariello_g@posta.senato.it
Valentino Giuseppe (Pdl) valentino_g@posta.senato.it
Fonte: femminismo a sud

Siamo oltre il piano di rinascita democratica.

Oggi in Italia non esiste un solo settore della vita politica-sociale-familiare-lavorativa-ambientale,che non cada scientificamente sotto l’accetta di chi ha deciso di smantellare e rendere la nostra Costituzione carta straccia.
Il ventennio fascista, a confronto, quasi è roba da dilettanti, rispetto alla sistematica violazione delle regole democratiche che si sono perpetrate nell’ultimo sessantennio.L’alzata di scudi dei difensori di Dio, Patria e Famiglia è ormai altissima. Ma non dobbiamo perderci d’animo. Noi ci siamo.

Quanti BLIZ analoghi vengono disposti anche in Toscana?

(DIRE) Roma, 19 apr. – Un sit in “per esprimere la propria
condanna nei confronti dei metodi usati dal Tribunale dei Minori
di Roma”. Perche’ “il blitz di Latina in cui per prelevare un
bambino e portarlo in una casa famiglia strappandolo alla madre,
sono stati usati 14 agenti, e’ solo l’ultimo di una serie di provvedimenti che hanno l’unico risultato di causare ulteriori traumi a bambini che ne hanno gia’ subito a causa di separazioni conflittuali, violenze o
maltrattamenti”.

Il ‘Comitato Vittime Giustizia Minorile’
annuncia cosi’ la propria mobilitazione. Al centro della
questione A., il bambino di 8 anni figlio di V.P, che il
Tribunale dei minori di Roma ha deciso debba essere allontanato
dalla mamma e trasferito in una casa famiglia nella Capitale. Dal
2002, il minore e’ al centro della disputa, anche giudiziaria,
fra i genitori, dopo che la donna, dopo aver partorito A., si
rifiuto’ di andare a vivere con l’uomo e aver denunciato presunte
violenze psicologiche e fisiche da parte del padre del bambino.

Venerdi’ scorso il piccolo sarebbe dovuto essere portato dai
nonni in Questura, era la promessa fatta dagli stessi dopo il
tentativo di intervento delle 14 persone. Al momento di essere
messo in macchina, il bambino e’ stato preso da convulsioni e
attacchi di vomito tanto da essere portato in pronto soccorso
dalla madre. Da quel momento in poi, nonostante l’ordinanza del
giudice che chiede il prelevamento del bambino in tutti i modi,
lo stesso e’ diventato introvabile.
“Il prelevamento, alla fine di una giornata convulsa- dice
ancora la nota del Comitato- non e’ stato possibile perche’ il
bambino e’ stato colto da gravi malesseri per i quali e’ stato
necessario accompagnarlo al pronto soccorso. Dopo una notte
completamente in bianco, il bambino e’ stato visitato nuovamente
il giorno dopo”. Quindi l’appello a chiunque volesse partecipare
al sit in: “Vi invitiamo a protestare pacificamente contro questo
modus operandi e a partecipare, sia che siate vittime voi stessi
o che vogliate supportare questa causa in favore dell’infanzia”.

Ed ecco il messaggio che la referente del Comitato Roberta Lerici di Roma, responsabile Italia dei Valori Infanzia e Stalking, ha ricevuto in merito alla vicenda:

Salve Roberta, sono Elisa Cella, capitano della squadra e con queste foto abbiamo voluto sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo a questo problema.
A. è un nostro grande tifoso, è sempre stato presente alle nostre partite partecipando sia come tifoso che come aiuto a bordo campo. Ho avuto modo di passare molto tempo con lui e ho potuto vedere di quanto intelligente,vivace sia.. insomma un bambino d’oro! E sapere di quello che sta passando mi rende sbigottita. Si vede quanto sia attaccato alla mamma e alla famiglia e trovo inconcepibile come questo diritto gli venga tolto, come gli vengano tolti questi anni di spensieratezza. Non è giusto tutto questo così spero che con questo piccolo gesto si riesca a far qualcosa. Noi saremo presenti anche alla manifestazione sperando che finalmente, una buona volta, giustizia venga fatta e venga donata una volta x tutte al piccolo la felicità che gli spetta!
Mi sono permessa di scriverle un piccolo pensiero che viene dal profondo e con tutta sincerità perchè davvero sono affezionata ad A.

LATINA, BIMBO CONTESO: OTTO ANNI, TRATTATO COME UN BOSS

aprile 19, 2010 — robertalerici

Ecco un articolo del giornale Latina Oggi, allegato a Il Giornale, in cui si descrive l’incredibile mattinata vissuta dai familiari di questa mamma a cui il Tribunale dei Minori di Roma,vuole portare temporaneamente via il bambino, in attesa che si raggiunga un accordo per le visite con il padre. La madre in questo caso non ostacola affatto le visite con il padre del bambino, in quanto è il bambino che rifiuta di vederlo. E allora, la cosa più semplice sarebbe quella di fornire al bambino il supporto di uno psicologo in modo da individuare le cause della sua avversione per il padre e cercare di superarle. Il Tribunale dei Minori di Roma, invece, ha deciso di collocare il bambino in una casa famiglia e di vietare qualsiasi rapporto con la madre e i suoi familiari. Nello stesso decreto si stabilisce anche che debba lasciare la sua scuola e i suoi compagni, visto che la casa famiglia a cui è destinato si trova a Roma, mentre la famiglia abita a Sezze.

Una decisione che lascia davvero senza parole per la sua crudeltà. Non è, però, purtroppo l’unico caso in cui senza un valido motivo si separano i figli da un genitore con il quale i bambini hanno un forte legame affettivo.

Abbiamo seguito altri casi simili e continuiamo a chiederci perchè una giustizia che dovrebbe essere dalla parte dei minori, finisce per causargli traumi ben più gravi di quelli dovuti alle separazione dei genitori.

I bambini che vivono già con un solo genitore, infatti, finiscono per ritrovarsi del tutto orfani per mano di quelle stesse istituzioni che dovrebbero mettere il loro interesse al centro di qualsiasi decisione.
Per stigmatizzare la violenza di questi provvedimenti e i danni che possono creare ai minori che li subiscono, è nato il COMITATO VITTIME DELLA GIUSTIZIA MINORILE, che farà un sit-in di fronte al Tribunale dei Minori il 22 aprile 2010, dalle 10, 30 in poi.
L’iniziativa non vuole entrare nel merito dei singoli casi, ma costituire un momento di riflessione e ripensamento sul genere di tutela che deve essere riservata all’infanzia che arriva suo malgrado nelle aule giudiziarie.

I bambini vanno ascoltati, e troppo spesso non lo sono.Vanno rispettati, e troppo spesso vengono calpestati. Vanno compresi a aiutati quando mostrano sofferenza e disagio, mentre in molti casi l’iter giudiziario peggiora il loro stato di salute psicofisica. Ma soprattutto i bambini hanno bisogno di amore, e questo non può essergli negato per decreto.

http://robertalerici.wordpress.com/2010/04/19/24-agenti-per-portarlo-in-casa-famiglia8-anni-trattato-come-un-boss/

Affido condiviso dei minori, Mai al genitore violento. Firma e fai firmare la petizione on line

CLICCA DIRETTAMENTE SUL LINK:

http://www.petizionionline.it/petizione/affido-condiviso-dei-minori-mai-al-genitore-violento/861>

L’aborto torna clandestino

di Riccardo Bottazzo (Terra Nordest)

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SANITA’. In Veneto, numeri alla mano, per i medici definirsi abortisti significa compromettersi pesantemente la carriera.

Altro che Ru486! Ce lo diciamo o no, che l’aborto è praticamente ritornato nella clandestinità? Basta dare un’occhiata alle percentuali di obiettori presenti nei reparti di ginecologia del Veneto, per rendercene conto. Vediamo qualche numero. Usl 1 Belluno: 8 ginecologi, tutti obiettori. Usl 3 Bassano: 11 obiettori su 14 ginecologi. Usl 9 Treviso: 14 su 15. Azienda ospedaliera di Padova 15 obiettori su 18. A Venezia, Usl 12, troviamo la percentuale più favorevole: solo 6 su 8. A Verona, Usl 20, sono tutti obiettori. A Legnano, Usl 21, pure. Chioggia, Usl 14, Adria, Usl 19, Vicenza, Usl 6, stessa musica: tutti obiettori. Come può in queste strutture una donna interrompere la gravidanza? è costretta ad attendere che arrivi un medico esterno.
 
Una volta alle settimana se va bene, una volta ogni 15 giorni se va male. In ogni caso, le liste d’attesa sono chilometriche, i tempi si allungano, ed il rischio di sforare i termini prescritti dalla legge sempre più concreto. Perché c’è una percentuale così alta di obiettori? «Perché per un ginecologo assunto in una struttura ospedaliera pubblica dichiararsi obiettore significa soprattutto due cose: risparmiare lavoro e non compromettersi la carriera – commenta la dottoressa Pervinca Rizzo -. Facciamoci caso: le percentuali più alte sono nelle Usl dove la Lega è più forte e le nomine, anche negli ospedali, sono tutte politiche.
 
Dichiararsi abortista significa, per un ginecologo fresco di laurea, rinunciare a diventare un domani, primario e, quasi sicuramente finire tra quegli, diciamocelo pure, sfigati costretti a girare come trottole da un ospedale all’altro per fare il lavoro che gli anti abortisti si rifiutano di fare». Pervinca Rizzo esercita nell’entroterra veneziano ed è quelle che potremmo definire una dottoressa da “combattimento”: ogni anno guida le “brigate mediche” dell’associazione Ya Basta in Chiapas, per portare aiuti e solidarietà nei pueblos zapatisti.
 
Pervinca ha formato decine e decine di “promotoras de salud” (promotrici di salute), specie di infermiere volontarie indigene che si incaricano di diffondere pratiche contraccettive e nozioni sulla tutela della salute femminile nei villaggi più sperduti della selva Lacandona. Ma torniamo in Italia. Cosa può fare una donna costretta ad interrompere la gravidanza, di fronte a tutte quelle difficoltà che le frappone proprio quella struttura pubblica che, al contrario, dovrebbe aiutarla? Se la donna in questione è di “razza caucasica” e ben provvista di soldi, si rivolge a qualche struttura privata, dove magari ritrova – ma in veste di paziente pagante – quel medico che nel pubblico si era dichiarato antiabortista.
 
Ma se la donna ha i soldi contati o, peggio del peggio, è una migrante? «Semplicemente al consultorio non ci va – spiega Pervinca -. Con tutto lo straparlare di denunciare i clandestini che si è fatto, i migranti, pure quelli regolari hanno paura a rivolgersi alle strutture sanitarie pubbliche. Pure se i medici non possono denunciare nessuno per una evidente questione di segreto professionale, la paura rimane. Il risultato è che ogni etnia si è organizzata per conto suo. La clandestinità, la paura ha riportato in auge le mammane e i ferri da calza. D’aborto si torna a morire».