Il cammino dell’Italia dei Valori verso la reale parità.

Il nostro partito, che sempre di più sta assumendo un importante ruolo nello scenario politico italiano, non si discosta purtroppo dall’umiliante percentuale di rappresentanza femminile all’interno delle istituzioni, già presente negli altri partiti politici: infatti a fronte di una candidatura femminile che ha sfiorato, in alcune tornate elettorali, il 50%, solo una minima parte di queste donne sono riuscite a far parte della rappresentanza che conta. Fino che non ci sarà la consapevolezza che un corpo fragile non è sintomo di debolezza, che una donna non è necessariamente meno capace di un uomo, che le possibilità di far politica che una donna ha dipendono essenzialmente dalla struttura della nostra società, basata nella famiglia gestita quasi unicamente dalla donna, fino che tutto questo non sarà terreno di lavoro per permettere alle donne di dedicarsi alla vita pubblica, non cambierà la nostra presenza all’interno delle istituzioni.
In un momento storico in cui possiamo a poco a poco affermare che nel sentire comune qualcosa sta cambiando, che le donne sono più accettate anche nei luoghi del potere, dobbiamo necessariamente impegnarci per far si che lo stato sociale sostenga queste possibilità. Diviene quindi compito della Repubblica, adottare nuove soluzioni e più adeguati strumenti di intervento per realizzare il principio sancito dall’art. 51 della Costituzione. D’altra parte la scarsa partecipazione in Italia delle donne nella vita politica segnala uno scollamento dalla società civile dove le donne hanno assunto un ruolo sempre più rilevante. Ciò è dovuto principalmente a tre fattori fortemente radicati nella cultura italiana. Il primo è connesso alla rappresentazione che spesso si ha della figura femminile, ritratta come soggetto debole, bisognoso di tutela, una figura che crea nelle stesse donne disaffezione rispetto agli ambienti nei quali si esercita il potere decisionale. Il secondo concerne una caratteristica intrinseca nella nostra classe politica, la quale tende a rappresentarsi e riprodursi da se stessa, apparendo in questo autoreferenziale perché priva di quel rapporto vitale e dialettico con la società civile di cui essa è soggetto esponenziale.
Mentre i primi due fattori sono strettamente connaturati ad un atteggiamento culturale, il terzo ha un connotato più marcatamente politico, laddove è dato riscontrare, ancora oggi, la permanenza di numerosi ostacoli alla partecipazione delle donne alla vita politica del paese, a causa di una difficoltosa conciliazione dei ruoli della donna nella politica, nel lavoro e nella famiglia. E’ interessante, infatti, notare che l’incidenza della presenza femminile è maggiore nelle istituzioni politiche degli enti regionali e locali, poiché il più ristretto ambito territoriale della politica locale garantisce una maggiore compatibilità dei molteplici ruoli della donna.

Venerdì scorso in una giornata fredda ma molto intensa, ho incontrato il nostro presidente Antonio di Pietro in occasione dell’inaugurazione della sede dell’IDV di Arezzo. Come altre volte avevo già fatto, nei pochi minuti che ho parlato con lui gli ho ricordato che l’IDV è un partito che ha poca rappresentanza femminile e che non basta candidare le donne, ma queste devono essere fortemente sostenute: nelle donne bisogna crederci!!! Il nostro direttivo vede la presenza di ben 5 donne di cui 3 al di sotto dei 40 anni…. Questo ci rende senz’altro orgogliosi ma non basta.
Sara Boncompagni – Portavoce IdV Arezzo

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