Dal quotidiano “Il Tirreno” di giovedì 12 marzo 2009:

“Emissioni di ossido di carbonio fuori dalla norma. E così, nonostante un investimento da 10milioni di euro per l’ammodernamento e la ristrutturazione dell’impianto, l’inceneritore di Falascaia si ferma di nuovo.
Venerdì la società che gestisce l’impianto, la multinazionale francese Veolia, ha deciso di fermare la Linea 2, la prima ad aver ripreso a funzionare dopo lo stop di circa 4 mesi per la realizzazione dei lavori di messa a norma.
«La ditta – si legge in un comunicato stampa della Provincia di Lucca – ha evidenziato l’intenzione di proseguire lo stadio di avviamento della Linea 1 (al momento ferma), sebbene, a causa dello sforamento di CO (l’ossido di carbonio) abbia richiesto un tempo maggiore per la messa a punto dell’impianto in questo step».
In realtà fonti vicine all’azienda non danno tanto per scontata l’attivazione della Linea 1: prima di ripartire Veolia intende analizzare l’accaduto – come richiesto anche dalla conferenza dei servizi – e capire le cause dello sforamento. In proposito l’ipotesi che circola negli ambienti Veolia è quella che attribuisce ai tempi concessi dalla Provincia per la messa a punto dell’impianto la responsabilità di emissioni fuori norma di CO: 15 giorni sarebbero troppo pochi, non a caso l’azienda avrebbe inizialmente chiesto un periodo di prova non inferiore a due mesi.
Della questione si è discusso martedì in Provincia, nell’ambito di una conferenza dei servizi alla quale hanno preso parte l’assessore all’ambiente provinciale, Maura Cavallaro, i tecnici di Veolia e del Consorzio dei Comuni versiliesi ed il vice sindaco di Pietrasanta Giovanetti, oltre che l’Ato Costa, l’Asl, l’Arpat e l’istituto Mario Negri.
Ciascuno a proprio titolo chiamato a valutare l’andamento del riavvio dell’inceneritore.
In linea generale i rilievi sulle emissioni non sono così negativi: micro e macro inquinati sono nella norma, fatta eccezione per l’ossido di carbonio. In proposito la conferenza dei servizi ha chiesto a Veolia una relazione tecnico-esplicativa per valutare, successivamente, i provvedimenti da adottare.
«Evidentemente l’impianto di Falascaia ha ancora seri problemi – commenta il sindaco si Seravezza e presidente del Consorzio dei Comuni versiliesi, Ettore Neri – e se anche la linea 1 dovesse far registrare degli sforamenti non vedo altra soluzione che la revoca dell’autorizzazione al riavvio dell’inceneritore: azzeriamo tutto e ripartiamo. La posizione del Consorzio è semplice: serve un impianto che risponda ai requisiti di sicurezza per i cittadini».
«Quello che vogliamo – aggiunge Cavallaro – è che l’inceneritore funzioni correttamente. Garantiremo alla cittadinanza sempre la massima chiarezza su quello che accadrà e verrà deciso».
Non a caso l’assessore provinciale, parlando di trasparenza, ritiene «doveroso fornire le spiegazioni sul perché dai tabelloni installati a Pietrasanta e Capezzano il termovalorizzatore risulti fermo». Quella stessa trasparenza che, dal canto suo, Veolia si è sempre detta disponibile a garantire rendendo possibile la misurazione in tempo reale delle emissioni dall’impianto.”

“La notizia di nuovi sforamenti nelle emissioni era trapelata già nei giorni scorsi. Venerdì mattina l’improvvisa chiusura dell’impianto aveva messo in allerta il comitato dei cittadini del Pollino, contrari alla presenza del termovalorizzatore. E così martedì, alla Conferenza dei servizi in Provincia (convocata per discutere del problema), si sono presentati anche loro. «Ma non siamo stati ammessi alla riunione – spiega una delle rappresentanti, Stefania Brandinelli – anche se la legge prevede la partecipazione della cittadinanza». «Si sono trincerati – aggiunge Daniela Bertolucci, portavoce del comitato – dietro un regolamento provinciale e siamo stati esclusi dalla riunione. Dopo quanto accaduto, dopo le promesse che ci sono state fatte sulla trasparenza e sulla necessità di instaurare un nuovo rapporto con i cittadini ancora una volta ci viene chiusa la porta in faccia».
Ciò che crea perplessità al comitato, in particolare, è il fatto che «ci sia stato sbandierato – continua Bertolucci – un progetto milionario di riqualificazione, affidato a ditte leader a livello mondiale, e che dopo 4 mesi di chiusura per lavori l’impianto continui a non funzionare secondo le norme: se è il problema persiste è forse perché è più grave del previsto. Mi domando per cosa stiano continuando a pagare i cittadini della Versilia: per un impianto che non funziona? Non è forse l’ora di pensare a delle alternative serie».”

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