Cimiteri per gli embrioni e fosse comuni per i figli degli stranieri?

Contravvenendo a qualunque norma nel comune di roma progettano di riservare aree cimiteriali agli embrioni. Sulla questione delle sepolture a cellule varie, con evidente intento di criminalizzazione delle donne.

Nel frattempo però su Indymedia becchiamo una notizia che riguarda i bambini – nati – figli di immigrati. Leggete che belle leggi razziali sono in grado di concepire le dis-umane menti di chi sta al governo e poi diteci se questa gente non sta violando i più elementari diritti umani. Sintetizziamo: In questo stato dove si permette ad uno storace qualsiasi di usare la sigla SSS per le sue ronde personali e dove il nazi diventa fashion, se non hai il permesso di soggiorno non potrai registrare tuo figlio all’anagrafe. Se tuo figlio non esiste per lo stato italiano non potrà, secondo le nuove indicazioni ancora non approvate, accedere alle strutture sanitarie. Cimiteri agli embrioni e fosse comuni per i figli degli stranieri.

Un articolo del pacchetto sicurezza obbliga i migranti a esibire il permesso di soggiorno al momento della registrazione della nascita del proprio bambino. Una norma barbara che costringerebbe nell’invisibilità i neonati, rendendo impraticabile il loro accesso ai diritti sociali e civili

Siccome al peggio non c’è mai fine, il governo che perseguita i migranti senza permesso di soggiorno ora si concentra sui loro figli appena nati. Un articolo passato finora quasi inosservato del «pacchetto sicurezza», il 45 [comma 1 lett. f], ora in discussione alla Camera, impedisce la registrazione alla nascita dei bambini nati da cittadini stranieri «irregolari».
Le conseguenze di questa modifica normativa sarebbero gravissime. I bambini non registrati alla nascita resterebbero senza identità, completamente invisibili e quindi inavvicinabili per i servizi sociali, sanitari [si pensi alle vaccinazioni], per la scuola. Come spiega l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione [Asgi] «vi è inoltre il forte rischio che i bambini nati in ospedale non vengano consegnati ai genitori», perché privi di documenti, oltre che di permesso di soggiorno, «e che siano dichiarati in stato d’abbandono». Per evitare questo, o semplicemente per la paura di perdere i propri bambini, è probabile che molte donne in condizione «irregolare» decidano, al momento del parto, di non rivolgersi a un medico o a un ospedale, con serissimi rischi sia per la salute della madre che per quella del bambino.

La norma prevista dal pacchetto sicurezza funziona così: l’articolo introdurrebbe l’obbligo, per il cittadino straniero, di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di provvedimenti di stato civile, tra i quali sono inclusi anche gli atti di nascita. Per cui senza permesso di soggiorno non è possibile richiederlo, e gli ufficiali di stato civile dovranno rifiutare di registrare il neonato se i suoi genitori non hanno il permesso di soggiorno.
tratto da femminismo a sud

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